CNGEI Sede Centrale – Protocollo n. 1018 Roma 10 maggio 1946:
Al Guardiano dei Totem della Tribù G.E.I. della Jungla di VICENZA.
Buona caccia Aquila Baffuta, il Gran Guardiano dei Totem è lieto di ratificare l'incarico che il Grande Capo Lince Argentata ti ha conferito. Hai bene fatto istituendo il "Libro dei Totem" e vi terrai accurata nota delle variazioni eventuali: in esso metterai anche la data dell'investitura, tenendo presente che un semplice scout può avere il totem, ma solo quando abbia prestato la "Promessa", quando sia cioè veramente entrato nel Popolo Libero.
Di ogni investitura darai notizia al Gran Guardiano, preventivamente, al fine di evitare doppioni con Tribù di altre Jungle.
Ed ora buona caccia e buona scrittura, fratello.
Gran Cervo – Segretario della Sede Centrale
Dal documento ufficiale allegato al libro dei Totem della Sezione di Vicenza ora depositato presso la Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza
La tradizione dell’investitura del Totem risale agli albori dello scoutismo CNGEI nazionale.
È probabile che la terminologia adottata, ispirata al mondo degli indigeni americani, avesse per i giovani dell’epoca un significato ermetico, esclusivo e affascinante, evocando la fratellanza e la saggezza delle tribù e dei grandi capi indiani.
Allo stesso tempo, è possibile che il legame simbolico con animali, piante o fenomeni naturali si sia ispirato anche al Libro della Giungla. Per questo motivo, molti Totem richiamano animali tipici e sono accompagnati da aggettivi che ne descrivono il carattere, proprio come nel mondo di Mowgli.
Sfogliando lo storico Libro dei Totem della nostra Sezione, scopriamo testimonianze preziose. Nel primo documento autografo di Grande Cervo, segretario della Sede Centrale del CNGEI di Roma, si attesta l’esistenza di un archivio nazionale dei Totem, di cui egli stesso si dichiara “Gran Guardiano”. Siamo nel 1946.
Tuttavia, le origini della tradizione risalgono a ben prima: i primi nomi registrati nel Libro dei Totem vicentino risalgono al 1925, e il loro “Padrino” fu Papà Akela, alias Roberto Villetti, Capo Scout CNGEI dal 1923 al 1927. Villetti fu protagonista di importanti riforme: guidò l’approvazione del nuovo regolamento del 1924 e organizzò il primo Campo Scuola all’Alpe di Cainallo.
Tra le firme custodite nel Libro storico troviamo anche quella di Luigi Pirotta, Totem Volpe Azzurra, che durante il periodo della Giungla silente (1927–1929) fondò e animò il Lupercale. Più tardi fu Capo Scout CNGEI dal 1945 al 1952.
La tradizione dell’investitura del Totem affonda quindi le sue radici nei primi anni dello scoutismo CNGEI. La terminologia adottata, ispirata al mondo degli indigeni americani, rappresentava per i giovani un linguaggio affascinante, misterioso e ricco di significato: evocava fratellanza, saggezza, appartenenza a una tribù di spirito libero e valoroso.
Non solo: molti Totem si ispirano a animali, piante o fenomeni naturali, in un legame simbolico probabilmente influenzato anche dal Libro della Giungla. È per questo che molti Totem ricordano le creature del mondo di Mowgli, accompagnate da aggettivi che ne descrivono il carattere.
I primi cerimoniali dell’investitura non ci sono giunti in forma ufficiale, e non esiste una codificazione unica. Le tradizioni si sono tramandate oralmente, variando da luogo a luogo.
Sappiamo però che nei primi corsi della Scuola Capi di Opicina (1959), diretta da Lupo Grigio (prof. Antonio Viezzoli), il vicentino Pellicano del Cimone (Aldo Marzot, ingegnere, Capo Scout CNGEI dal 1960 al 1962) era docente di stile e arte scout. Incoraggiava gli allievi a stilizzare il proprio Totem e a vivere l’investitura come un momento profondo del proprio cammino scout.
In origine, anche gli esploratori che avevano già pronunciato la Promessa potevano ricevere il Totem. Ma a partire dagli anni ’50, nella Sezione di Vicenza, l’investitura fu riservata esclusivamente ai Rover e Senior Scout già promessati.
Uno dei grandi cerimonieri della Sezione di Vicenza fu Aquila Errante, alias Domenico Vettori, che partecipò nel 1925 al primo Campo Scuola CNGEI all’Alpe di Cainallo, insieme a figure storiche come Pirotta, Moranti, Marzot, Belegatti e altri. Fu direttore della prima rivista scout del CNGEI, Giovinezza d’Italia, e aderì al Lupercale durante il periodo della Giungla silente. Dal dopoguerra fino alla metà degli anni ’60 fu anche Commissario Nazionale alla Stampa.
Il suo rito di investitura era suggestivo e carico di significato. Si apriva con un dialogo sul significato del Totem scelto dalla persona candidata. Poi si chiedeva di incidere il Totem su un bastone cerimoniale, preferibilmente una forcola.
Durante il campo o l’uscita appositamente organizzata, alla fine del fuoco di bivacco, i soli partecipanti al rito si raccoglievano attorno alle braci ancora accese. Ognuno stringeva il proprio bastone, che veniva posto nelle braci per annerirne l’estremità. A quel punto, Aquila Errante invitava tutti a una riflessione sul senso dello scoutismo e chiedeva a ciascuno di raccontare un momento significativo del proprio cammino.
Dopo un canto, indossava il Gran Collare dell’Ordine dei Cavalieri di San Giorgio, prendeva il bastone dal fuoco e, con la punta ardente, tracciava nell’aria un giglio, seguito dal nome del Totem. Infine, proclamava solennemente:
“Io, Aquila Errante, Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio, per i poteri conferitimi dai Grandi Capi, chiamo te – [nome Totem] – e da oggi sarai così conosciuto dal popolo libero della tribù CNGEI d’Italia.”
Seguivano un abbraccio scout, la stretta della sinistra e la consegna del bastone totemico, simbolo di un percorso che continua.
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